Carlo Fabrizio Baiardi
a.k.a. Mering
Urban art
Carlo
Fabrizio
Baiardi
a.ka. Mering
Urban art
(01)
Scrivere per esistere
Il mio lavoro nasce da un paradosso necessario: il tentativo di fissare nel tempo ciò che è nato per essere effimero. Per anni, il writing non è stato per me un esercizio estetico, ma una funzione vitale: un modo per dare corpo a un’identità che, nel quotidiano, scivolava via con il “pilota automatico”. In quel gesto, l’affermazione “io sono qui” trovava l’unica forma di esistenza possibile.
Oggi, quel linguaggio non cerca più lo scontro con la superficie urbana, ma si ritira nel silenzio della tela. Non porto il writing nello spazio dell’arte, porto il suo eco: una fragilità che si trasforma in una forma di resilienza silenziosa. In questo passaggio, la mia ricerca si è spostata verso un’indagine metalinguistica sulla traccia. Mi interessa decostruire l’alfabeto della strada, le frecce, le tag, i bubble, per analizzarne la potenza visiva pura, una volta privata della sua funzione comunicativa originaria. Non mi chiedo più cosa la lettera “dica”, ma cosa la lettera “sia” in quanto segno del passaggio umano. È un lavoro sulla sintassi di un linguaggio che ho abitato per decenni e che ora metto a nudo, privandolo del nome per lasciarne emergere l’ossatura psicologica.
Questa esplorazione si muove sul filo sottile della memoria, che non è mai un’immagine nitida, ma un’atmosfera sfuocata, simile a quel profumo familiare che riconosciamo prima ancora di vederne l’origine. Nelle mie composizioni, i segni non sono citazioni stilistiche, ma sedimenti. Spesso scelgo di cancellarli, coprirli o lasciarli affogare nel colore: non è un atto di negazione, ma di protezione. È la rappresentazione del ricordo che lotta per non essere rimosso, che resiste sotto strati di tempo e indifferenza.
In questo processo, l’urgenza della gesto si trasforma in una riflessione solitaria. Il movimento della mano, che un tempo doveva essere rapido e pubblico, diventa ora un atto consapevole e privato, una traduzione visiva del mio mondo interiore. “Write to exist” è passato dall’essere la conquista di uno spazio pubblico a un modo per proteggere la mia memoria: oggi non scrivo per invadere la città, ma per permettere ai miei ricordi di non svanire. Le mie opere sono mappe di un’esistenza che rivendica il proprio diritto di lasciare una traccia, non per sfida verso l’esterno, ma per il profondo bisogno di riconoscersi in ogni singola stratificazione.
(02)
Collezioni
Residui
La memoria come atto di resistenza
Urban Layer
L’arte di sparire
L’odore della strada
Se non puoi cancellarla,
allora innamoratene.
Understatement
Illusioni di fama






























